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Io, i libri e la lettura. Come tutto è iniziato.

di Nicola Tangorra

Ricordo ancora adesso il primo libro che ho letto. Per dirla tutta è il primo libro che ho letto di mia iniziativa, perché mi interessava e allo stesso tempo incuriosiva. Era il 1981 e quell’estate era uscito al cinema “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”, che con mio grande rammarico non ero riuscito a vedere. Ecco, per mitigare la grande delusione mi ero fatto comprare il libro, scritto da un certo Campbell Black. È iniziato tutto da lì, un libro piuttosto mediocre, ma con il pregio di coinvolgere il lettore nelle rocambolesche avventure del mitico Indy. Così pian piano mi si è aperto un mondo nuovo, pieno di cose straordinarie e meravigliose. Nei mitici anni ’80 l’offerta di libri per ragazzi non era così varia come al giorno d’oggi. Alcuni anni prima mi era stato regalato “Cuore” di De Amicis e con questo vi ho detto tutto. Comunque, fresco delle esaltanti avventure di Indiana Jones ho iniziato a spulciare la libreria di casa alla ricerca di qualcosa che mi potesse in qualche modo interessare. Non per giustificare la mia seconda scelta, ma a quei tempi le copertine dei libri non erano belle come quelle di adesso, quindi essere colpito da un’illustrazione dei fratelli Hildebrandt shannaraera una cosa più che naturale. Un nano, un elfo, un uomo e una spada luminosa, non si poteva desiderare niente di meglio. Custodisco ancora gelosamente quella copia del libro, che nel frattempo mi sono anche fatto autografare dall’autore. Il libro in questione era “La Spada di Shannara” di Terry Brooks, e anche se ai tempi non lo sapevo, negli anni successivi sarebbe diventata una saga di successo composta da innumerevoli volumi. L’approccio è stato leggermente più difficoltoso rispetto al libro precedente. Primo perché il numero delle pagine era circa quattro volte di più, secondo perché la trama non era lineare, e le avventure dei personaggi erano suddivise, oltre che geograficamente, anche nei capitoli. Quindi poteva capitare di essere in un punto cruciale della storia, girare pagina e ritrovarsi a leggere di altri personaggi, che magari in quel momento m’interessavano di meno.
Cosa fare? Ovviamente saltavo i capitoli!
Perché all’autore non bastava mettere 10/15 pagine tra te e quello che succedeva ai tuoi beniamini, no, a volte pensava bene di scrivere due o tre capitoli parlando di altro e il bello era che quando finivi di leggere i tre capitoli ti ritrovavi a voler sapere come continuava, ma a quel punto ritornava agli altri personaggi, e così via fino alla fine. Con questa lettura da gambero impiegai quasi dieci giorni a finire il libro, consumando letteralmente la mia copia di Zenyatta Mondatta dei Police. shannara2Già, perché a quei tempi non esistevano gli iPod, iPhone, iPad, Computer, Mp3, Cd… il massimo, per avere una colonna sonora durante la lettura (e non solo), era avere un giradischi con un bel 33 giri, quei dischi neri larghi circa 31 cm oppure una musicassetta con il mitico Walkman e le sue scomodissime cuffiette… ma non divaghiamo, finito il libro mi sono trovato in un momento di confusione e frustrazione, perché mi era piaciuto tantissimo e nella libreria di casa (piuttosto fornita) non c’era niente del genere. A quel punto mi buttai su quello che negli anni successivi diventò la mia passione e ossessione, la fantascienza.
Passione perché riusciva a trasportarti in mondi inimmaginabili, con storie davvero incredibili. Ossessione perché a casa nostra nessuno leggeva quel genere di libri e terminato l’unico volume della biblioteca di casa, l’unico modo per averne altri era comprarli.
Ecco, quando ho finito di leggere “Tutti i miei Robot” di Isaac Asimov ho deciso di creare una mia biblioteca personale, con i libri che avrei scelto io di volta in volta. Dicevamo la fantascienza. Agli inizi degli anni ’80 iniziavano a fare capolino i primi film e telefilm di un certo spessore, Star Wars, Blade Runner, Alien, Star Trek, Galactica, Spazio 1999, ma la fantascienza rimaneva un settore di nicchia, in televisione, al cinema e in libreria. Quindi se volevi leggere fantascienza dovevi andare in edicola e comprare un Urania.
Purtroppo le edizioni brossurate, stampate a due colonne, con caratteri minuscoli su carta da quattro soldi non facevano proprio per me.
Lo so, chi mi conosce starà annuendo con un sorriso sulle labbra. Quindi a parte le sporadiche uscite di Mondadori con i suoi Oscar, e le raccolte della collana I massimi della fantascienza (che negli anni a seguire diventarono il mio Santo Graal) l’unica vera alternativa erano I Cosmo (Oro e Argento) della Casa Editrice Nord. Pian piano i miei scaffali iniziarono a riempirsi, prima con edizioni più economiche e poi con i già citati Massimi della fantascienza e Cosmo Oro urania(negli anni seguenti la ricerca dei volumi mancanti diventò una vera e propria impresa, portata a termine con grande fatica una decina di anni fa). Avendo un’età dove la curiosità regnava ancora sovrana, non disdegnavo la lettura dei classici della letteratura italiana, ovviamente in piena ribellione verso quello che mi veniva consigliato o a volte imposto.
Quindi se mi dicevano leggi “La giara” di Pirandello io leggevo “Così è (se vi pare)”, ma non per partito preso, bensì perché trovavo decisamente più interessante il secondo piuttosto che un libro che parla di un uomo rinchiuso dentro una giara. Ai tempi non esisteva internet e la possibilità di acquistare comodamente da casa. Amazon non era neanche un’idea. Quindi quando la libreria vicino a casa ha iniziato a starmi un po’ stretta, ho deciso di organizzare delle vere e proprie spedizioni nelle grandi città dove le librerie erano più grandi e fornite. Ricordo la fatica di portare in giro i chili di libri acquistati a Roma o Firenze e la soddisfazione alla sera nelurania2 posizionarli in ordine sugli scaffali. In queste spedizioni c’era sempre la possibilità di trovare qualcosa di nuovo, da provare e scoprire. Ricordo il primo impatto con J.R.R. Tolkien e il suo “Signore degli anelli” (circa 3 kg) e tutti i suoi derivati (altrettanto voluminosi, pesanti e costosi), il primo libro di Stefano Benni, consigliato da un mio amico svedese, il primo libro di Daniel Pennac, che io consigliai a lui, “Il gabbiano Jonathan Livingston” che ricevetti in regalo e nel tempo regalai a mia volta, più e più volte. Ovviamente come ogni lettore insaziabile, quando scoprivo qualcosa di nuovo correvo a comprare tutti i libri di quell’autore leggendoli uno di seguito all’altro, abitudine che non ho ancora abbandonato, anche se sono diventato molto più selettivo. Passavano gli anni e la mia biblioteca cresceva sempre di più, tanto che diventò un vero problema trasferirla durante i miei spostamenti di città in città. Nel ’93 per motivi logistici decisi di lasciarla per qualche mese nella soffitta di un’amica, accuratamente inscatolati, anche perché non c’era la possibilità di caricarli tutti in macchina e spedirli era allo stesso tempo troppo costoso oltre che rischioso (se andavano persi?).
Scelsi di tenerne con me circa 20, i libri di cui non potevo fare a meno e che reputavo i più importanti della mia collezione.
Alcuni fanno ancora parte della mia collezione, altri purtroppo sono andati persi.
La selezione era composta da: La quadrilogia della Fondazione, Baol, La variante Lunemburg (in quel periodo gli scacchi erano un’altra mia passione), Il re della pioggia, I ragazzi venuti dal Brasile, Il paradiso degli orchi, Il nome della rosa (dimenticato a casa di qualcuno e mai più ritrovato), 1984, Il signore degli anelli, Moby Dick (prestato e mai più tornato), Il vecchio e il mare (da questo libro ho imparato a non leggere mai le prefazioni, specialmente quando ti raccontano tutta la storia, finale compreso), It (faceva più paura la dimensione che il libro), Ma gli androidi sognano le pecore elettriche? (decisamente diverso dal film), Guida galattica per gli autostoppisti (spassosissimo), Il gabbiano Jonathan Livingston (con le sue pagine di acetato con le foto dei gabbiani in volo), Quel che resta del giorno, Albero e foglia, Il bar sotto il mare (ancora adesso i suoi racconti mi fanno ridere come un pazzo), Il mondo di Nehwom, La fattoria degli animali e ovviamente La spada di Shannara. Volutamente non ho scritto gli autori, se siete curiosi andate a cercarli.
Il mio primo libro l’avevo dato via alcuni anni prima e onestamente non ne ho mai sentito la mancanza né mi sono mai pentito di averlo regalato così, senza pensarci due volte. Ho letto ognuno di questi libri almeno due o tre volte, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo che mi era sfuggito ad una prima lettura e apprezzandone alcuni particolari a cui avevo dato meno importanza del dovuto.
Ovviamente la passione per i libri è rimasta, ancora oggi leggo moltissimo sperimentando ogni genere letterario, nonostante che i primi amori siano rimasti sempre gli stessi. La mia biblioteca personale è cresciuta a dismisura anche se negli ultimi tempi la sua gestione è diventata a dir poco problematica, proprio per il grande numero di libri. Anche se negli anni sono apparsi nuovi metodi di lettura, dagli ebook fino agli audiolibri, ma il piacere di sfogliare le pagine di carta rimane unico e incomparabile, come perdersi fra le pagine di un buon libro, magari accompagnato da un po’ di buona musica.



tangorra 

Nicola Tangorra è nato a Novara quando il primo uomo sbarcava sulla luna. Cerca di spacciare la sua altezza in 1700 mm circa, ma probabilmente tende ad esagerare, gli occhi Pantone 476 C e i capelli leggermente brizzolati completano il quadro. È il direttore creativo di SushiAdv, anche se il suo percorso lavorativo è iniziato agli inizi degli anni 90, quando fare il pubblicitario non era solo un mestiere. Negli ultimi tempi, stanco di scrivere per gli altri, ha deciso di scrivere qualcosa per se, parlando della sua professione, ma in modo decisamente creativo e divertente,  s’intitola “Piuttosto inadeguato per qualsiasi cosa”. Da cinque anni è presidente della Fondazione Lucrezia Tangorra Onlus, ed insieme a Fabio Lagiannella è l'ideatore del Festivale Bellestorie!.

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