Demo

I miei primi viaggi

di Marco Mocchi

Il mio primo viaggio nel centro della terra lo ricordo bene, perché non mi ero ritrovato dentro a un nucleo di magma ad elevatissima temperatura, come avevo imparato dal “sussidiario”, il libro unico con tutte le materie che si usava alla scuola elementare. Mi ero invece perso in mondi inesplorati, in caverne labirintiche ricche di minerali e in un mare sotterraneo che portava ad un mondo preistorico, con dinosauri e animali estinti sulla terraferma. Avrei dovuto immaginarlo: la copertina del libro che mi avevano regalato, una edizione anni ’60, dell’Editrice Lucchi di Milano, su cui il nome dell’autore era italianizzato (ho scoperto anni dopo, con una certa delusone, che Giulio Verne in realtà si chiamava Jules e non era italiano), riportava due improbabili mostri marini che lottavano e sul retro dei marinai affaccendati – tra i quali sicuramente il burbero professor Otto Lidenbrock - su una zattera in tempesta. Di quel viaggio ricordo in particolare un codice cifrato, scritto con caratteri runici nei primi capitoli del libro, che avevo fatto mio e usato per scambiare messaggi segreti con immaginari compagni di avventura. Il mio primo viaggio in Inghilterra è stato ai tempi della regina Vittoria, un viaggio piuttosto variegato: credo di averlo girato in lungo e in largo il Regno Unito tra i quattordici e i diciassette anni, alla ricerca di ladri, furfanti, omicidi e soluzioni a enigmi e stranezze di cronaca dell’epoca. Tra i tanti incontri bizzarri ero rimasto affascinato da quella banda di ragazzini senza famiglia che girovagava nella nebbiosa e fuligginosa Londra dell’800: gli Irregolari di Baker Street. sherlockDi quel lungo viaggio, ricordo anche i pomeriggi passati davanti ai banconi della libreria Lazzarelli, a cercare nel reparto “gialli” i romanzi e le raccolte di Sherlock Holmes, pubblicati negli Oscar Mondadori, fantasticando l’idea di averli tutti nella mia libreria: chissà cosa pensava la signora Matilde vedendomi sfogliare sempre gli stessi romanzi con aria sognante. L’inquietante indiano col turbante sulla copertina de “Il segno dei quattro” mi turbava non poco. 
In Baker Street 221B (in realtà il 221B si trova al civico 239) sono tornato una ventina di anni dopo, mi sono seduto sul sofà di Sherlock, indossando il suo cappello e maneggiando la sua pipa: per quella mattina ho viaggiato nel tempo, ritrovandomi nell’Inghilterra vittoriana. Il mio primo viaggio in Sicilia è stato speciale: per la prima volta prendevo l’aereo, per una vacanza in famiglia tra Palermo, Tindari e Catania. Avevo quattordici anni, non era ancora l’epoca dei voli low-cost e viaggiare in aereo era un’avventura. Al controllo bagagli mi avevano bloccato, con mio grande imbarazzo: ero passato dal metal detector dimenticandomi che portavo al collo la pesante macchina fotografica, di quelle col rullino. Sono stato ancora in Sicilia una quindicina d’anni dopo, per il matrimonio di un’amica, arrivando questa volta con un improbabile viaggio in treno-traghetto-treno-treno dalla Calabria. Ricordo il mare cristallino di Marina di Noto e la granita con la brioche. In Sicilia ritorno praticamente tutte le estati, tra Vigata, Montelusa e Marinella, in compagnia di Salvo Montalbano e della sua combriccola.
Ad ogni nuovo romanzo pubblicato da Sellerio, leggo il precedente… un piccolo rito per scongiurare la paura di rimanere senza. “Ma sono tutti uguali, sempre la stessa storia” sento dire. Infatti, con ogni nuovo romanzo mi svago, rido alle battute di Catarella, mi rilasso guardando il mare nella veranda di Marinella, pranzo con grande soddisfazione da Enzo: ritorno in Sicilia davvero volentieri. Il mio primo viaggio nell’iperspazio mi ha portato nella galassia centrale, proprio mentre stava crollando. L’estensione dell’universo raccontato da Isaac Asimov nella trilogia della Galassia, poi quadrilogia, poi pentalogia, poi raddoppiata dall’unione con il “ciclo dei robot” fa supporre che Asimov qualche viaggio nell’iperspazio l’abbia provato veramente. Sicuramente era dotato di una macchina del tempo: non mi spiego altrimenti come la sua prolifica produzione letteraria possa contare oltre 500 libri. Di questi, una trentina almeno erano pubblicati dalla Mondadori, nella collana degli Oscar, col dorsino bianco e un piccolo riquadro argento che identificava il genere “Fantascienza”.
Il fantasy era identificato dal bollino verde, in seguito diventato rosa; il bollino dei gialli era… ovviamente giallo.
Ho trascorso intere ore consultando il catalogo degli Oscar Mondadori, che veniva pubblicato ogni anno, aggiornato di tutte le novità. Non c’era internet, l’unico modo per essere aggiornati da ragazzi sulle uscite dell’anno erano queste pubblicazioni, praticamente dei libri di libri, che venivano rilasciate periodicamente. Guardavo con soddisfazione la sfilata di libri di Asimov sulla mensola della mia cameretta; stendendomi sul letto con la testa al posto dei piedi riuscivo – ora non so come facessi – anche a leggerne i titoli. Avevo letto d’un fiato i primi due romanzi del ciclo dei robot con la musicassetta di “News of the world” dei Queen in loop continuo nel mangianastri. La copertina di quell’album è dominata da un robot, stretto parente del robot sulla copertina di “Abissi di acciaio”: non ricordo se l’avessi scelto per quel motivo, ma riascoltandolo negli anni successivi, venivo immediatamente riportato alle atmosfere dei romanzi asimoviani. Di primi viaggi potrei raccontarne altri, ma non ho tempo… devo iniziarne un altro!



mocchi 

Marco Mocchi, nonostante abbia viaggiato per tutto il pianeta terra, nell’universo conosciuto, in innumerevoli universi paralleli, e - per non farsi mancar niente - nella quarta dimensione, ha deciso di vivere a Novara, città in cui è nato poco più di 25 anni fa. Appassionato di libri, in particolare di letteratura di genere e di libri illustrati per l’infanzia, a periodi alterni si è anche dilettato nella scrittura di racconti e articoli di saggistica sulla fantascienza. Vorrebbe avere la macchina del tempo per coltivare le sue numerose passioni, tra cui lo djembe, la cucina e la matematica ricreativa. Nella vita si occupa di “miglioramento continuo”, in varie sfaccettature. Dal 2018 è consigliere della Fondazione Lucrezia Tangorra Onlus.

17 Dislike0

Contattaci:

 

Seguici su:

facebook  Facebook

  Instagram

youtube  YouTube

  RSS

Copyright © 2018 Fondazione Lucrezia Tangorra Onlus