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Sui libri con piccole follie

di Marco Scardigli

Di tutti i libri che ho letto in vita mia, da sempre, i preferiti sono quelli che contengono fra gli ingredienti anche un pizzico di follia. Mi piace la bella scrittura, la trama originale, l’approfondimento dei personaggi, la credibilità delle situazioni, ma ciò che assolutamente adoro è la fantasia, magari quella un po’ assurda; la sfida alla logica, la distorsione della realtà. Non parlo in questo contesto di quei libri che contengono tonnellate di immaginazione (e che per altro mi piacciono molto): Gargantua e Pantagruele di Rabelais è l’esempio di un libro gigantesco per incredibilità, così come I viaggi di Gulliver di Swift. Oppure Le tredici vite e mezza del capitano Orso Blu di Walter Moers (che mi è stato fatto conoscere da Nicola Tangorra) o l’inarrivabile Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams.
Questi sono solo alcuni dei giganti della fantasia sfrenata.
Qui parlo di dosi più piccole di assurdo: tocchi che a prima vista non si notano. O non si notano eccessivamente. Mi riferisco alla fantasia nell’impostare un libro, nello scegliere il tema e nello svolgere la trama.
All’origine di questa mia predilezione ci sono alcuni libri della mia (lontana) infanzia. In testa a tutti La strana eredità dei Larsson di Edith Unnerstad, un racconto apparentemente piano e banale di una famiglia svedese numerosa e povera che si ritrova a viaggiare su carri per il trasporto della birra riattati a case mobili. Non so ancora adesso perché mi sia piaciuto così tanto: l’avrò letto almeno una ventina di volte. Di certo mi entusiasmava l’idea della casa su ruote, della famiglia unita e che si vuole bene, ma soprattutto mi affascinava che la ragione del viaggio fosse vendere la miracolosa pentola Pip, invenzione brevettata del padre Larsson. Era questo tocco che faceva quadrare ogni cosa – tutto insieme amore, viaggio, lavoro, casa - a rendere affascinante una storia altrimenti piuttosto ordinaria.
Nella stessa collana della Fabbri editore (stiamo parlando sempre dei primissimi anni ’60) c’era un’altra hit della mia infanzia: Storie di domani di Giordano Pitt che parlava di extraterrestri giunti sul nostro pianeta. Anche queste vicende erano abbastanza prevedibili e allineate con la fantascienza degli anni Sessanta, tranne che per la protagonista. Miss Jenny era una anziana e ineffabile signora londinese che non si scomponeva minimamente a trovarsi astronavi davanti a casa e a offrire the e pasticcini ai rappresentanti di altri mondi. Ancora una volta era il tocco illogico a rendere speciale questo libro, costringendomi a rileggerlo la classica ventina di volte.
Da allora sono sempre alla ricerca di libri che contengano una piccola dose di follia. Piccola, nascosta, spesso quasi inafferrabile, ma indispensabile. Ecco quindi un cestino di libri selezionati che secondo me possiedono, per un verso o per un altro, questo tocco magico.
October list di Jeffrey Deaver: un libro scritto al contrario, che inizia dall’ultimo capitolo e si svolge a ritroso fino al primo. La storia infinita di Michael Ende: famoso e di successo, ma se non fosse stato scritto in rosso e in verde su di me non avrebbe avuto lo stesso fascino. Stecchini da denti e tutti gli altri libri di un grande autore misconosciuto, Aldo Buzzi, che aveva la capacità inarrivabile di parlare di viaggi in Messico, in Africa, in Asia oppure a Gorgonzola o a Crescenzago esattamente con la stessa prosa, lo stesso interesse e la stessa divertita curiosità.
Il maestro di scherma di Arturo Pérez-Reverte che racconta le avventure, appunto, di un maestro di scherma e ogni capitolo non solo si intitola con una figura della scherma (parata, affondo, ecc.), ma la riproduce anche nel contenuto.
Lincoln al Bardo di George Saunders: una storia straordinaria e commovente raccontata dai morti di un cimitero.
E via così. Libri di questo tipo ce ne sono tanti, forse milledodici.
Sono i grandi libri, grandi proprio perché illuminati dalla fioca lucina della follia.



scardigli 

È nato e vive a Novara. Ha insegnato storia coloniale italiana all’Università di Pavia per poi passare a dedicarsi interamente alla scrittura. Studia e scrive principalmente di storia militare: la trilogia sulle battaglie nella storia d’Italia per Mondadori, Viaggio nella terra dei morti e Le armi del diavolo, entrambi per UTET, sono gli ultimi titoli. Nonostante l’argomento dei suoi libri, è un pacifista convinto. Nei lontani anni Novanta si è dedicato anche alla narrativa (Pete Rhoner e il mistero delle code di lucertola, Sperling&Kupfer, Lilibum, Liber international), cosa che ha ripreso quest’anno con un giallo ambientato tra Novara e il lago Maggiore: Celestina. Il mistero del volto dipinto edito da Mondadori. Nel 2018 esce Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, Novara) la seconda avventura dei protagonisti della Celestina: Marchini, Stoffel ed Ernestina. Infine gli piace cucinare e ha anche scritto qualcosa sulla cultura della tavola: La golosa erudizione (Liber international).

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