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Philip Reeve - Macchine mortali

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Recensione
Pubblicato per la prima volta quattordici anni fa, è il primo volume di una trilogia (ormai se non scrivi una trilogia non sei nessuno). È un libro distopico originale e ben scritto. Parla di città che si muovono (sì, le città, non le persone) alla ricerca di altre città da divorare e smembrare, una società rigidamente divisa in caste. Potrete trovare azione, mistero, avventura, quindi tutti gli ingredienti giusti per tenervi inchiodati a questo libroci sono. Da questo libro il regista Peter Jackson (sì, proprio lui, quello del Signore degli anelli) ha tratto un film.

A cura di Nik

Voto

faccine4

 

 

Età di lettura

Da 12  anni

Trama

In un futuro prossimo post-apocalittico, in seguito a un olocausto nucleare che ha causato terribili sconvolgimenti geologici, le città sono diventate enormi ingranaggi a caccia di altre città di cui cibarsi per sopravvivere. Tom, giovane Apprendista Storico di Terza Classe, lavora nel museo di Londra, una delle città più potenti. Un caso fortuito porta il ragazzo a sventare il piano omicida di Hester, una giovane orribilmente sfigurata che attenta alla vita del capo della Corporazione degli Storici, l'archeologo Valentine. Prima che la misteriosa ragazza si dilegui, Tom riesce a farsi rivelare la sua identità. Ma, da quel momento, da eroe si trasforma in preda.


Philip Reeve


reeve 

Ha iniziato a scrivere storie da quando aveva solo cinque anni. Ha lavorato come libraio e come illustratore, fino a quando non ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura.Ha conquistato il pubblico con il suo romanzo d'esordio, Macchine mortali (Mondadori 2004). Da allora ha riscosso grande successo, aggiudicandosi premi prestigiosi come la Carnegie Medal, il Guardian Children's Fiction Prize, lo Smarties Book Prize e il Blue Peter Award. Con Mondadori ha pubblicato anche Freya delle Lande di Ghiaccio (2005), il seguito di Macchine mortali, e The Hungry City (2013). Le sue storie sono caratterizzate da dettagliati mondi immaginari e da un folle senso dell’umorismo. Philip ha viaggiato a lungo per intervistare le “isole vagabonde o galleggianti” le cui storie hanno ispirato Oliver e le Isole Vagabonde.


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